[Phrase generator 0.2]A tre quarti della mia fulgente esistenza, in un incendio, propongo al presidente USA di castrare la zuppa di alghe.

Storia a caso:
Mediterraneo

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[Marco Travaglio]
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Rivelazioni incomplete

Scese dal duro lettino e nell'attimo in cui mise i piedi a terra diverse fitte di dolore lo costrinsero a ricadere seduto sullo scomodo materasso. Aveva ematomi su tutto il viso, anzi l'intera faccia era un grosso livido omogeneo, ma aveva anche una straordinaria capacita' di concentrazione che gli permetteva di mettere il dolore da parte, in un angolo della sua mente e tenerlo li' a titolo informativo, senza che desse fastidio agli altri pensieri. Adesso si stava domandando chi fosse quello strano vecchio svenuto per terra. Il tizio aveva barba e capelli lunghi e grigio chiaro, un grosso naso a patata da cui al momento fuoriusciva del sangue, e un viso rugoso e largo. Non potendo alzarsi cerco' indizi esaminando la stanza, ma niente sembrava dirgli qualcosa. Il vecchio emise un mugolio e tossi' diverse volte adagiandosi su un fianco. Poi, ad un tratto, forse ricordandosi del suo ospite, giro' di scatto la testa verso Pavel e sbarro' gli occhi una seconda volta.

Max aveva sempre avuto fiducia in Richard. Non erano amici da tantissimo, giusto tre anni, pero', come dire, in un certo senso si completavano l'un l'altro. Max penso' fosse una cosa da checche, quindi si costrinse a pensare ad altro. Era teso e stava male fisicamente, gli dava fastidio lo stomaco, inoltre non si era ancor ripreso dallo shock di pochi minuti fa. Richard, per contro, sembrava sicuro del piano che aveva in mente. Camminava davanti all'amico e sotto il naso e il trucco da clown aveva un ghigno da truffatore. Tra pochi minuti sarebbero entrati nello studio del secondo uomo piu' potente dell'universo per farlo ridere. Chissa' che fine avevano fatto i veri clown, quelli che dovevano essere li' al posto loro in quello stesso preciso momento.

Il vecchio non si decideva a parlare. Stava li' per terra e guardava Pavel con uno sguardo a meta' tra il terrorizzato e il folle.
"Chi e' lei?" chiese il ragazzo
Il vecchio spalanco' gli occhi ancora di piu', poi scorse con lo sguardo verso una sedia addossata alla parete.
"Teresa, sta parlando. Mi sta parlando." la sua voce era acuta in modo buffo.
Pavel diede un occhiata alla sedia. Non c'era nessuno. La sua ipotesi che dava il vecchio per pazzo era quasi del tutto confermata.
"Si, certo." continuo' il vecchio "Dici davvero? Oh mio Dio! E non sa niente?"
Il vecchio scoppio' in risata sguaiata, poi torno' a guardare il ragazzo con il volto disteso e uno sguardo piu' tranquillo.
"Mi chiamo Hal Fedrich, e sono uno scienziato. Se ti dico A.I. che ti viene in mente?"
Il ragazzo fu preso alla sprovvista.
"Artificial Intelligence?" rispose
Il vecchio si fece un'altra risata, stavolta piu' contenuta.
"Sbagliato, ragazzo! Sbagliato!"

Lo studio del governatore Christofer Ljetski era spoglio, privo di qualsiasi forma di addobbo eccezion fatta per un grosso quadro raffigurante un uomo a cavallo, probabilmente un generale del 1700 o giu di li'. Il governatore era seduto al centro di una grossa scrivania, situata sul lato opposto a quello della porta d'ingresso. Indossava l'uniforme blu scuro dell'Impero completa di una fascia rossa che lo identificava come governatore. Era calvo, aveva 58 anni e un paio di baffi, entrambi portati bene. Si intuiva subito che era un uomo freddo e autoritario, daltronde, prima di essere eletto governatore era il piu' efficente e brutale dei generali della flotta imperiale. Il suo sguardo corrucciato esamino' i due clown che erano appena entrati nella stanza. Il primo era vestito di giallo, aveva dei fiori arancioni stampati un po' dovunque e indossava un cappellino di lana celeste che stonava con il resto del costume. Sembrava teso, forse recitava la parte di quello imbranato. Il secondo aveva il costume celeste e un largo cappello giallo da cowboy. Era come se si completassero l'uno con con l'altro. Scaccio' subito il pensiero, reputandolo troppo da checche. Soddisfatto del suo esame, tolse i gomiti dalla scrivania e si spinse indietro sulla poltrona poggiando sul duro schienale.
"Potete cominciare." ordino' sospirando.

Pavel era confuso. A.I. significava intelligenza artificiale, ovvero un programma che simula l'intelligenza umana. L'aveva trovato in diversi libri che aveva letto, era abbastanza sicuro delle sue conoscenze sull'argomento. Eppure il vecchio rideva e continuava a ripetergli "Sbagliato!". Aveva detto di essere uno scienziato. Hal Fedrich. Non gli diceva niente. Stufo di sucitare ilarita' a causa della sua ignoranza si decise a parlare.
"Se non significa intelligenza artificiale, allora cosa significa?" disse.
Il vecchio lo guardo' sorridendo.
"Semplice. A.I., ovvero Amici Immaginari." disse, poi torno' a guardare la sedia vuota con complicita'.

DevastaPalle, 2007-12-10
Raccolta: Happy Space Pilots
Tags: Nessuna
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