[Phrase generator 0.2]Dopo pranzo, nel mondo magico, parlo di partire la peggio gigavaccona.

Storia a caso:
Un selvaggio metropolitano

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[Marco Travaglio]
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Fuga dall'inferno (parte 2)

Dopo aver tramortito due infermieri ed essere passato per un infinità di piccoli reparti, Zvitorshnjieli trovò le scale che portavano al piano superiore. Si era fermato, ansimava per lo sforzo di correre, ma non era quello che gli impediva di salire. Il suo cervello stava lavorando come un negro dell'800 in Alabama. Si trovava all'interno del San Zaruddaro a Cutineddi, di questo era certo. Quasi tutto il personale dell'ospedale era sotto le dipendenze dei suoi ancora ignoti nemici. Probabilmente la finta contadina sarda dell'aereo era un pezzo grosso di quest'organizzazione criminale e lui era diventato una minaccia per loro. Se fosse restato ancora qualche ora in quell'edificio lo avrebbero zittito. Per sempre. C'era un problema però, la sua fuga non era per niente facile. Aveva interrogato uno degli infermieri di prima e aveva scoperto che l'uscita era due piani più in alto e che di sopra era pieno di personale. Lui si trovava nel secondo piano interrato. Ebbe un idea. Corse indietro tra i corridoi che aveva memorizzato prima. Doveva essere quello che pensava, tutte le sue speranze erano riposte in questa sua supposizione. Udì delle voci e si bloccò all'istante schiacciandosi contro la parete.
"E' incredibile, dottor Rezzuddo, quest'uomo non potrebbe stare in piedi, nè tantomeno respirare!"
"Cosa sta farneticando Saddori?"
"Vede, quest'uomo ha circa settant'anni, ha la sindrome di down, l'Alzheimer il Parkinson, l'epatite, la scoliosi e un'altra sfilza di malattie gravissime che non le dico! Io, non so, è qualcosa di mai visto prima! Dovremmo port..."
L'assistente non finì la frase. Un rivolo di sangue macchiò il camice del dottor Rezzuddo che stramazzò a terra un secondo più tardi.
"Oh, Madonna troia, mi sono anche macchiato la giacca"
Zvitorshnjieli alzò lo sguardo verso il vecchio seduto sul lettino. Aveva i lineamenti di un down, ma non si riconoscevano a prima vista, aveva una lunga barba grigia e i capelli quasi bianchi che gli incorniciavano il volto rugoso. Con lo sguardo vacuo e la bava alla bocca pronunciò queste parole:
"Mhghhhh"
Zvitorshnjieli gli piantò un calcio nello stomaco.
"Scrauss! Ma cazzo, non ti posso lasciare solo che ti fai catturare come un idiota?!"
Lo prese a cazzotti per un buon minuto. Il vecchio ora aveva il viso gonfio e viola.
"Ora si che ti riconosco! Andiamo dobbiamo fuggire da qui e, visto che sei il mio assistente, mi devi aiutare"
"MhHhhh" disse Scrauss, in tutta risposta.
Uscirono dalla stanza. Scrauss nonstante la sua condizione era incredibilmente agile. Percorsero pochi metri quando Zvitorshnjieli trovò quello che stava cercando: alla fine del corridoio c'era una specie di armadietto. L'ispettore lo aprì. Era la centralina della corrente, proprio come aveva immaginato. Dalla contentezza tirò un ceffone a Srauss in pieno volto. In risposta ottenne il solito "Mhhghh". Tornò un attimo indietro a prendere un estintore e lo scaraventò contro la centralina. Una salva di scariche precedette il black-out totale dell'ospedale. Zvitorshnjieli, accompagnato dal fido Scrauss, si diresse verso le scale che portavano ai piani superiori.

DevastaPalle, 2007-12-08
Raccolta: I casi dell'ispettore Zvitorshnjieli
Tags: I casi dell'ispettore Zvitorshnjieli
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