[Phrase generator 0.2]All'ora di religione, alla riunione degli alcolisti anonimi, vorrei vedere come fareste voi a espletare la zuppa di alghe.

Storia a caso:
Giampiero Tanza presenta: Ricette di mondo

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[Marco Travaglio]
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Capitolo XXI. Concorso di colpa

Il cadavere di Findus cadde senza vita sul tappeto persiano, di quella lussuosa stanza all’ultimo piano. Tanza non lo degnò di uno sguardo. Annullò provvisoriamente, tutti i suoi sentimenti concentrandosi sul modo di fuggire da quell’inferno. Dalla vetrata dietro la scrivania, delle luci intermittenti blu, illuminavano la stanza. Tanza capì, che polizia e carabinieri avevano circondato l’edificio. Guardò dalla finestra. Ad attenderlo c’erano sei volanti della polizia, due mezzi corazzati, tre Alfa ed una Lamborghini dei carabinieri. Come delle formiche operose, alcuni agenti aiutavano, i sopravvissuti alla furia di Tanza, ad evacuare l’edificio. Guardò spazientito l’orologio. Sentì dei rumori al terzo piano. Stavano venendo a prenderlo, e presto, sarebbero stati lì. Un rumore di passi confermò le sue paure. Una massa di gente armata, irruppe nella stanza. Come le lancette di tante bussole, tutti puntarono, con perfetta sincronia, le loro armi su Tanza.
- Stia fermo! Non ci sono via d’uscita!- intimò un agente, che per la veneranda età non poteva essere che il comandante.
- Mani in alto! – Gli urlò un altro agente.
Tanza, lentamente, con aria rassegnata, ubbidì all’ordine. Come una tigre in gabbia, premette la schiena contro la vetrata, per essere il più lontano possibile dalla minaccia. Per un istante pensò che fosse giunta la sua ora, ma la fede nella cucina, ancora una volta, non lo deluse. Un rumore amico venne in suo soccorso. Tanza accennò un sorriso. Salutò i nemici con le mani alzate. Con uno scatto inaspettato, diresse entrambi i gomiti contro la vetrata alle sue spalle. Il braccio destro sembrò rompersi, per la potenza dell’impatto. Una nuvola di piccoli vetri lo avvolse, mentre si lasciava cadere di schiena dal quarto piano. Le guardie rimasero allibite, incredule, davanti ad un apparente, insensato, suicidio. Un rumore che Tanza aveva udito prima di tutti, invase ferocemente la stanza. Davanti al manipolo d’agenti apparve un elicottero stealth, vanto dell’unione dei famosissimi chef internazionali, che librava a pochi metri dalla finestra rotta. Tanza fu visibile subito dopo, attaccato alle paratie dell’elicottero. Alla sua apparizione si accompagnò una salva di proiettili che uscivano dai due lati dell’elicottero, come fiamme sputate da un mostro volante. La stanza, in pochi istanti divenne un mattatoio. Le pareti bianche diventarono presto piene di un liquido denso che Tanza sapeva bene non essere sugo al pomodoro. Un uomo in divisa da cuoco gli allungò la mano dall’elicottero. Lui l’afferrò e salì a bordo.
- Come stai Giampiero?- gli domandò il giovane cuoco.
- Sono stato meglio.- Cercò di non mostrare l’angoscia che aveva dentro.
Per molti anni le parole di lei, la nemica che nell’ultimo istante era tornata ad essere sua madre, gli sarebbero ritornate in sogno a tormentarlo.
- Fai quello che devi fare, bambino mio…
Tanza cercò di non pensarci. Quella sera dopotutto, avrebbe mangiato scaloppine al limone. L’elicottero prese quota lasciando dietro di sé, le uniche amiche di Tanza, devastazione e morte.

Giampiero Tanza, 2008-01-05
Raccolta: Una vita in pentola
Tags: Nessuna
Indice di gradimento: 4 su 3 voti



2008-01-15: DevastaPalle

Che grinta.



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