[Phrase generator 0.2]Mentre mi lavo i denti, in un cassonetto del sudicio, salto di gioia nel sderenare la vagina dentata.

Storia a caso:
Il collezionista

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[Marco Travaglio]
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Capitolo XVIII. Meno tre

Ancora tre. Tre ignobili bastardi. Due di loro, che conosceva molto bene, avevano venduto la loro anima, di famosissimi chef internazionali, ad un oscuro magnate dei piatti pronti surgelati. Tanza, odiava i cibi pronti con ogni fibra del suo essere. Aveva giurato, poco più che ragazzo, di ostacolare l'eresia culinaria con ogni mezzo. Coloro che minavano la vera, unica, cucina avrebbero tremato al solo suono del suo nome. Pensava a questo mentre saliva al terzo piano. Senza darsene ragione, alla sete di vendetta subentrarono ricordi di un passato oscuro, ricordi traumatici che voleva e doveva lasciarsi alle spalle. Si morse le labbra per ritornare alla realtà e il dolore portò con se la lucidità e la furia omicida. Arrivò al terzo piano. Per fortuna il cadavere che si era lasciato alle spalle, non aveva avuto il tempo di dare l'allarme. Osservò il lungo corridoio che si estendeva nel piano, cercando le figure di Gino Purru, un uomo nerboruto sulla cinquantina e Alipio Pinnaru, un ragazzo di 23 anni dall'aspetto effeminato. I due solo qualche anno prima, erano gli unici che chiamava amici. A loro insaputa i due disertori della vera cucina, erano stati indispensabili al suo piano. Tramite loro, infatti, era riuscito con facilità a farsi assumere alla Findus. Ironia della sorte, la cucina internazionale doveva ringraziare coloro che l'avevano rinnegata.
- Giampierò! - una voce bloccò il flusso dei suoi pensieri. Pochi lo chiamavano così. - Sei in trappola! - mentre diceva queste parole Alipio Pinnaru, uscì da una delle stanze alla destra di Giampiero.
- Come avete fatto? - chiese Tanza.
- Le telecamere, è stato filmato tutto! - ancora una volta una voce. La voce di Gino Purru, apparentemente senza corpo, arrivò a schiaffeggiare Tanza - Tra poco sarà pieno di guardie.- disse Purru mentre si rivelava alla sinistra di Tanza.
Il piano aveva avuto una svolta imprevista. I nervi di Tanza si tendettero. Pronti a reagire a situazioni impossibili, che più di una volta era riuscito a scongiurare.
- Sei un Traditore! - disse Purru.
- Non sono io, quello che ha rinnegato la cucina internazionale! - disse Tanza con sicurezza.
Purru fu colpito dalla risposta, anche se cercò di non darlo a vedere.
- La cucina internazionale è finita. Il mondo è cambiato. La gente non ha tempo di andare al ristorante. Noi proponiamo cucina di qualità 24 ore su 24 senza neanche dover lasciare la propria abitazione. Quelli come te sono finiti!
Le parole dirette a Tanza gli scivolarono addosso come olio di colza. L'unica reazione che gli indusse fu un incontrollabile aumento della rabbia che provava. Cercò di tenerla a bada.
- E poi, quello che conta è il piatto finito. Non come e da chi viene cucinato! - disse Alipio Pinnaru con evidente soggezione di fronte a Giampiero Tanza, l'uomo che in un passato non troppo lontano era stato suo mentore e maestro.
- Eresie! - urlò Tanza - Con te ho sbagliato tutto Alipio, sei una delle mie più grandi colpe, ma sono qui per rimediare.
Tanza sentì dietro di sè le guardie salire le scale. Con rapidità fulminea tirò fuori del doppio petto da cuoco, due coltelli shogun e si diresse con sguardo allucinato verso i due ex-chef. Con un fendente velocissimo taglio la gola di Gino. L'altro colpo non andò a buon fine, Alipio con l'abilità che il maestro gli aveva insegnato, si abbassò tempestivamente. Purru si accasciò reggendosi la gola, là, dove un tempo il sangue scorreva all'interno del collo. Ancora incredulo, Alipio si diresse con una corsa disperata, alle scale che portavano al quarto ed ultimo piano. Tanza prese bene la mira. Alipio sentì un rumore secco seguito da un dolore lancinante alla gamba destra. Cercò di non svenire, ma non riuscì ad evitare la caduta. Cadde rumorosamente di schiena e con la vista annebbiata vide il coltello infilato nella sua gamba. Un'immagine ancora più paurosa gli si parò davanti. Tanza che si avvicinava furioso. Tanza arrivò sul suo unico discepolo. Lo guardò con delusione, esitò un attimo e conficcò con forza il suo shogun nel suo cranio croccante. Il ragazzo spirò all'istante.
Una voce lo rapì nuovamente dalla macabra scena.
- Mio dio! Ma cosa ha fatto? Faccia un'altra mossa ed è morto. - la voce proveniva da una delle quindici guardie armate fino ai denti. - E' in trappola! - disse visibilmente scosso la guardia.
Tanza, davanti agli occhi curiosi delle guardie alzò la protesi che gli fungeva da gamba destra.
- Io non sono mai in trappola!- un clack provenne dalla finta caviglia. Il piede destro si piegò in una posizione innaturale. Dalla gamba di legno uscì una sfera nera incandescente, accompagnata da un boato assordante. La sfera disegnò una parabola mentre le guardie, cercarono con un balzo di sottrarsi all'inevitabile destino. Quando la sfera toccò terra una deflagrazione liberatoria, devastò i corpi impotenti delle guardie. Un odore di carne arrostita si riversò nell'aria. Una grandine di brandelli di carne umana sporcò la faccia soddisfatta di Tanza.

Giampiero Tanza, 2008-01-05
Raccolta: Una vita in pentola
Tags: Nessuna
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2008-01-15: DevastaPalle

Tanza non e' mai in trappola.



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